L’Uroboro un simbolo molto antico

L’Uruboro, detto anche Oroboro o Uroboros o Oroborus, è un simbolo molto antico che rappresenta un serpente con la coda o un drago che si morde la coda, formando un così da formare un cerchio senza fine o inizio, sempre in eterno movimento.

Rappresenta l’energia universale che si consuma e si rinnova di continui, la ciclicità delle cose, il potere che divora e rigenera se stesso. E’ un simbolo che raffigura l’infinito, ma anche l’immortalità e la perfezione.

Simbolo gnostico dell'iniziazione e del potere dei maghi e degli occultisti: raffigurato attorno alla stella di Salomone, indica l'alta iniziazione occultistica.

Il suo nome ha un’etimologia ermetica in quanto legata alla tradizione alchimistica; infatti significa appunto serpente che si morde la coda.

Come ho detto in precedenza, è un simbolo antico collegato a diverse culture in diverse epoche. Una delle prime rappresentazioni si può ritrovare nell’antico Egitto, precisamente in un antico testo funerario chiamato “Enigmatic Book of the Netherworld”. Questo scritto è stato ritrovato nella tomba del faraone Tutankhamon. 

Nell’immagine si possono vedere due serpenti che si mordono la testa e che circondano i piedi e la testa di una digura divina. I due serpenti sono la manifestazione del dio Mehen (dio serpente che protegge la barca solare di Ra).

Sempre nell’antico Egitto è possibile rintracciare questo simbolo nel Papiro di Dama-Heroub, qui abbiamo Horus bambimo che sostenuto dal Leone Akhet è circondato da un Oroboro sempre sotto le sembianze del serpente Mehen.

Non sono solo le culture antiche ad aver utilizzato questo simbolo, ma anche il movimento del Cristianesimo delle Origini(nato ad Alessandria d’Egitto II-III secolo), noto anche come Gnosticismo. Per loro, il serpente era l’animale degli Ofiti e dei Naasseni. Essi attribuirono al simbolo proprietà demiurgiche e spesso lo associavano a Cristo.

Ma è nella tradizione alchemica che più spesso sentiamo parlare di questo simbolo, in quanto definito palingenetico, ossia che nasce di nuovo. Nel caso dell’alchimia rappresenta il processo alchemico, il ciclico susseguirsi di distillazioni e condensazioni necessari per purificare la “Materia Prima”.

In questo ambito, la più antica testimonianza si ritrova in una raccolta di scritti greci risalenti all’XI secolo, su un testo che tratta la produzione dell’oro. Questo trattato fu scritto da un’alchimista chiamata Cleopatra (Alessandria d’Egitto, IV sec D.C)

La Chrysopoeia di Cleopatra contiene un uroboros metà bianco e metà rosso con all’interno una scritta che è stata tradotta come “Tutto è uno”.

Nell’immagine inoltre troviamo elementi tipici dell’alchimia come:

  • L’alambicco
  • Un cerchio composto da tre anelli concentrici nel cerchio centrale troviano il simbolo dell’argento (mezzaluna) e dell’argento aurificato (semicerchio radiante).

Nei tempi moderni invece, il simbolo è stato riproposto in molteplici ambiti quali l’arte, letteratura, cinematrografia, televisione, soprattutto in ambientazioni di genere fantasy o del mistero. Ritroviamo l’uroboro in telefilm quali Teen Wolf, Hemlock Grove, Millennium e tante altre.

Anche nei manga e anime come Fullmetal Alchemist lo ritroviamo sul corpo degli Homunculus.

Per quanto riguarda l’arte invece l’uroboro è presente sia nell’arte classica sia nella cultura di massa.

Ne abbiamo un esempio sul monumento funebre a Maria Cristina d’Austria del 1805 a Vienna. Canova pone sul vertice della piramide un medaglione col busto della defunta racchiuso in un uroboro.

Nel Pantheon a Roma invece lo ritroviamo sul monumento funebre al cardinale Consalvi.

Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *