L’Isola delle Coppie – Il ritorno. Capitolo Uno

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Con l’avvento del nuovo mondo si è persa l’usanza dei funerali ma oggi per l’accampamento è un giorno di lutto.

Sono devastata per le perdite subite durante la missione di recupero ma ancora di più lo sono per lui.

Guardo le decine di persone che mi circondano, molti li conoscono, fanno parte del gruppo che ha partecipato insieme a me all’Isola, altri sono i membri della resistenza, ma gli altri hanno occhi estranei e mi guardano con diffidenza pensando che tutto questo sia colpa mia e forse lo è, almeno in parte.

Stiamo dando l’addio a delle anime che non torneranno più a far ridere le persone amate e io piango, la mano stretta a quella di mio fratello Raphael. In questi giorni è stato il mio sostegno più grande, vedere la mia amica in quello stato mi ha fatto male.

È seduta su una sedia, troppo debole per poter stare in piedi. Leslie e Flip sono ai suoi fianchi come scudi umani pronti a difenderla da ogni cosa. Il fazzoletto che tiene in mano e stropicciato, segno che se lo è rigirato più volte tra le mani. I suoi occhi… guardarla in viso ti fa stringere il cuore perché in quei due pozzi puoi vedere l’amore che provava e che non credo smetterà mai di provare, per il suo Nastas.

Volto lo sguardo a destra. Matthew mi è vicino e mi osserva con delicatezza quasi temesse di spezzarmi. Lui non lo sa, ma io sono spezzata dentro e non credo riuscirò più a rimettere insieme i pezzi per tornare quella che ero.

L’unica certezza che ho al momento è distruggere il Governo. Distruggere quel sistema che non ci permette di essere liberi. Distruggere coloro che ci hanno reso quello che siamo.

<<Siamo qui, riuniti a celebrare le vite di coloro che hanno resto tanto per noi…>> dice Leonida con gli occhi tristi. Anche lui sente l’aria malinconica che vibra tra i presenti.

Stringo più forte la mano di Raphael, ringraziando Dio perché lui è vivo così come lo è Matthew. Allungo l’altra mano e stringo quella del ragazzo. All’inizio sembra titubante ma poi la sua stretta si fa decisa e capisco che non ha bisogno di parole per comprendere quel gesto.

<<La morte ce li ha strappati via dalla terra, ma non potrà mai portarci via i ricordi che conserveremo per sempre nel nostro cuore – dice appoggiando una mano al petto – e nella nostra mente>> finisce sfiorandosi la tempia.

<<Facciamo in modo che il loro sacrificio non sia vano>> conclude.

Seppelliamo i pochi corpi perché gli altri sono rimasti nel luogo della missione; una rabbia mi devasta in maniera incontrollabile. Non ci è dato nemmeno il tempo per piangere i nostri cari, per riaverli con noi.

Leonida mi fissa. Si trova proprio di fronte a me e il suo sguardo rispecchia le mie emozioni. Gliela faremo pagare. Questo è certo.

Dopo la funzione rientro in infermeria. Luke è sempre nel letto. Attaccato a dei macchinari. In coma.

<<Come sta?>> chiedo al medico dell’accampamento.

<<Non posso dirlo con certezza. Le funzioni vitali sono stabili ma non so quanto potrà vivere in questo stato. E’ troppo magro, troppo debilitato…>> dice abbassando gli occhi, quasi fosse mortificato per la notizia che mi stava dando.

<<Non è colpa tua.>> gli dico e sono certa che lui abbia fatto del suo meglio, dandogli le cure necessarie.

<<Chi diavolo sei?>> urla Raphael entrando di corsa nella stanza. Un uomo incappucciato è accovacciato sopra Luke e gli preme sul volto un cuscino. Il ragazzo si dimena sempre più lentamente cercando di liberarsi, ma il suo corpo è troppo fragile e quell’uomo troppo forte. Mio fratello gli si avventa addosso e io corro cercando di dargli una mano ma ormai il danno sembra fatto. Luke smette di muoversi e l’uomo scappa saltando da una finestra.

Il respiro è troppo debole e l’ansia mi attanaglia le viscere. Urlo chiamando aiuto e subito un medico interviene attaccandogli tubi e sensori ovunque. Da allora è così.

<<Sai, abbiamo cercato di capire chi sia il tuo aggressore ma non lo abbiamo ancora trovato. Matthew ha fatto decine e decine di interrogatori ma il responsabile si nasconde troppo bene oppure è fuggito.>>

Gli accarezzo il volto smagrito consapevole che del Luke che conoscevo non è rimasto nulla. Prego un qualsiasi Dio affinché possa darmi la forza e soprattutto possa donarla a lui affinché sopravviva.

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