Capitolo Uno de l’ammazza-demoni

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Il vento ulula rabbioso facendo sbattere furiosamente le persiane contro il muro della casa.

E’ notte fonda e mi sentirei al sicuro sotto le coltre di coperte se non fosse per quel rumore spaventoso che proviene dal piano terra.

C’è qualcuno e io sono così dannatamente spaventata che non ho nemmeno il coraggio di urlare.
Passi pesanti salgono dalle scale facendomi accapponare la pelle dalla paura.

Sono da sola e questa è la mia fine, lo so, me lo sento nelle ossa, così come quella volta, in cui andando a scuola, ebbi il presentimento che avrei avuto un incidente quel giorno.

Così fu, caddi dalle scale e mi ruppi una caviglia; anche ora la sensazione è la stessa.

E’ iniziato tutto una ventina di minuti fa. Mi sentivo strana e sapevo che qualcosa di brutto sarebbe accaduto, ma solo ora mi rendo conto che sto per morire.
I passi si sono arrestati, forse la persona che è in casa mia ha deciso di andarsene.

Forse posso tirare un sospiro di sollievo, questo forse è grande quanto una mega villa e soprattutto inesistente. I brividi persistono e quella sensazione non svanisce.

Uno scricchiolio. Sta venendo da me e ha calpestato l’unica lastra di parquet che scricchiola, ossia quella vicino alla mia camera da letto.

Cosa darei per non essere tornata in questa casa… Potevo vendere l’eredità dei miei genitori e continuare a vivere nel monolocale affittato sopra il bar in cui lavoravo e invece no…

E la colpa di chi è? Mia naturalmente, mia e di quella sensazione che mi ha spinto a mollare tutto e a rimettere piede in questi luoghi dopo quattro anni dalla loro morte.

Morti loro e ora muoio io.

La porta cigola. E’ qui e io tremo come una foglia e lacrime cariche di rimpianto scendono dai miei occhi. Rimpianto per quella volta in cui non ho accettato l’invito ad uscire di quel bel cliente del bar. Rimpianto per non essere andata a trovare mamma e papà al cimitero.

Cosa direbbe nonna? “E’ inutile piangere sul latte versato, bambina”. Eccerto nonna, tu la sapevi lunga eh?

Lo sento respirare furiosamente come se la mia paura lo stesse eccitando e così è.

E’ vicino, lo sento accanto come se il suo calore potesse attraversare le coperte che ci dividono.

Sento lo spostamento dell’aria nel momento il cui lui alza la mano, ma io sono più veloce.

Mi scopro e immediatamente gli salto addosso con il coltello benedetto.

Non so se faccia più ridere la sua faccia nel vedermi non più come la ragazza spaventata che aveva paura di morire o la sua espressione terrorizzata vedendomi per quella che sono realmente.

Il momento di sorpresa gli è fatale. “Mai distrarsi – diceva nonna – ferisci o sarai ferito”.

E allora che sia lui il ferito o meglio il morto in questione e non io. Lui è a terra e io gli sono sopra, alzo il coltello e lo pugnalo nel punto in cui in teoria dovrebbe esserci il cuore.

La lama entra senza problemi e subito l’essere svanisce tornando nel regno in cui proviene.

Non era un semplice uomo e io non sono una semplice donna.

Lui è un demone degli Inferi e io sono la stronza che li rimanda indietro.

Mi chiamo Amanda, ma per quegli esseri sono l’ammazza-demoni!

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