Capitolo due de “L’isola delle Coppie – Il ritorno”

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Avviene tutto in piena notte. La sirena dell’accampamento suona improvvisamente mettendomi in allarme. Non so cosa significhi, ma ho una brutta sensazione addosso.

La porta della mia camera si apre immediatamente e Matthew entra spaventato. Lo fisso rimanendo un attimo a bocca aperta. È senza maglietta e quello che vedo è parecchio gradevole. Ha gli addominali ai punti giusti senza essere eccessivo. Mi distraggo quel tanto che basta affinché lui si infili qualcosa addosso. Ha i capelli spettinati e gli occhi arrossati come qualcuno che si appena svegliato, ma quegli occhi non tradiscono il suo essere vigile tanto da essere venuto subito da me.

La mia camera riceve un nuovo visitatore. Questa volta è Raphael. <<Sono venuto ad assicurarmi che tu fossi al sicuro, ma a quanto vedo non sono l’unico…>> dice ridacchiando in un momento che mi pare poco opportuno ma che rispecchia benissimo ciò che è mio fratello.

<<Che sta succedendo?>> chiedo ai due infilandomi le scarpe.

<<Un’irruzione nell’accampamento>> dice Matthew guardando mio fratello che annuisce. Quei due hanno un linguaggio tutto loro nel comunicare e la cosa non so quanto mi vada a genio. Non so perché, ma sono gelosa.

<<Rimani qui, per favore – mi dice il capitano delle guardie – non aprire a nessuno a meno che non sia io>> continua con voce preoccupata

<<O io>> continua Raphael.

<<Si certo. Chiuditi a chiave e non aprire a nessuno>> ribadisce uscendo fuori dalla mia stanza seguito dall’altro.

Faccio come mi hanno detto i due e mi siedo sul letto.

Sento diversi rumori provenire da fuori. Ero preoccupata mentre continuavo a sentire la sirena urlare.

Improvvisamente decido che non posso stare qui ferma senza fare nulla. Apro la porta ed esco diretta all’infermeria a controllare come stia Luke.

Lungo la mia corsa incontro alcune facce già viste durante la mia permanenza al campo, ma nessuno si ferma a chiedermi cosa stia succedendo, segno che sono preparati a tutto.

Arrivata in infermeria scopro che vicino al letto del ragazzo c’è mia madre.

<<Mamma…?>> mia madre è seduta sulla sedia di fianco al letto. Lo sguardo vigile di chi non è ancora andata a letto. Quando mi vede varcare la porta si alza e mi guarda. Da quando ho scoperto chi è lei, il nostro rapporto è cambiato. Non sono ancora arrivata a confidarmici, però ora la chiamo mamma invece di dottoressa. Questo l’ha resa felice e anche Raphael sembra apprezzarlo, perché sorride ogni volta che lo dico.

<<Ciao Alexa, ero venuta ad assicurarmi che Luke fosse al sicuro. Non sono un soldato però…>> dice mostrandomi la pistola che tiene in mano.

<<Almeno la sai usare?>> chiedo alquanto titubante con la paura che possa sparare accidentalmente a qualcuno.

<<Vorrei ricordarti che sono stata sposata con un soldato e che mio figlio lo è. Accidenti se la so usare!!>> esclama tornando a sedersi.

<<Come sta??>> le domando sedendomi sul fondo del letto.

<<Non bene, tesoro, però almeno non sente ciò che sta succedendo là fuori.>>

<<Com’è la situazione?>>

<<Non lo so di preciso, ma non credo sia semplice. Un’irruzione è pur sempre un’irruzione e se si sono permessi di attaccarci un motivo ci deve essere.

Stai tranquilla, i ragazzi sanno fare il loro lavoro. Non preoccuparti, non si faranno nulla.>> dice continuando ad essere vigile.

Un forte boato risuona quasi vicino a noi. Mi tappo le orecchie con le mani mentre chiudo gli occhi e cerco di proteggere il corpo di Luke con il mio.

<<Stai giù Alexa!!!>> urla la donna iniziando a sparare.

Mi comprimo di più su Luke mentre apro un occhio. Diversi uomini sono entrati nella stanza, sparando colpi a raffica.

Mia madre si ripara dietro un letto mentre continua a colpire quelli che sembrano dei soldati.

<<Non sparate alla ragazza. E’ importante>> dice uno dei soldati.

La dottoressa si alza, mi guarda <<Sc…>> non fa in tempo a dirmi nulla perché un proiettile la colpisce facendola cadere a terra.

Urlo, spaventata. Mi alzo cercando una via di fuga, dilaniata dalla paura per me, per mia madre e per Luke.

Faccio per dirigermi verso la finestra dalla quale è scappato l’uomo che ha tentato di uccidere il ragazzo, ma non faccio in tempo nemmeno a fare due passi che uno dei soldati mi colpisce alla testa con il calcio della pistola. “Questa scena mi sembra di averla già vissuta” penso guardando il corpo di mia madre, accasciato a terra.

Non vedo il petto alzarsi. Che sia morta? Non può essere.

Non la conosco ancora, ho ancora così tanto da imparare su di lei che non può lasciarmi.

Non può abbandonarmi anche lei.

Mi sembra di cadere mentre il colpo comincia a fare effetto sulla mia coscienza. Il mondo inizia a farsi buio, i miei occhi si chiudono e perdo il contatto con la realtà.

 

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