Capitolo Cinque de “L’ammazza-demoni”

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Non ci vuole molto perché io scopra il mistero che si cela dietro il mio incontro con il demone. Sono le ventitrè e sto pattugliando una zona che nel corso degli ultimi mesi ha subito diversi attacchi demoniaci.

Non è un cimitero, ma è una vecchia tenuta di campagna usata dai ragazzi per i rave party e per chissà cos’altro. Il tetto è quasi inesistente ormai, sta cadendo in più punti, tanto da diventare pericoloso per quegli stupidi che vi fanno serata. Le mura hanno perso il colore originario e l’intonaco ormai o si sta scrostando oppure è coperto dall’edera che si arrampica quasi a voler inglobare dentro di sé tutta la casa.

Le finestre non ci esistono nemmeno più, l’abbandono è evidente eppure nel complesso il suo fascino rimane e posso ancora immaginarla com’era nei suoi anni d’oro.

L’erba è alta, fin troppo per i miei gusti e nascosti tra i fili vi possono essere gli animali più disgustosi di questo mondo e lo so, dovrei avere più paura di un demone piuttosto che di un serpente. Invece no, il solo immaginarmi le loro lingue biforcute o la pelle viscida mi vengono i brividi di ribrezzo.

Lo ammetto, i serpenti sono il male minore se considero che molti demoni hanno caratteristiche simili a quelli di alcuni animali e molti demoni minori sono in tutto e per tutto animali. Quando ero bambina ho avuto diversi incubi a causa del demone Behemoth. Questo è un essere informe che può essere considerato simile ad un lumacone ma è grande il doppio di un umano, la sua bocca, non è dove si immagina, ma posta lateralmente, lungo il corpo e vi corrono doppie file di denti. Sappiate solo, che se doveste incontrarne uno, sarebbe meglio scappare in quanto mangia anche le persone.

Giro da più di un’ora lungo in confine della casa senza aver sentito nessun suono o rumore strano, penso che i demoni abbiano deciso di non uscire oppure per stasera hanno deciso di starsene da un’altra parte.

Mi incammino verso la macchina quando improvvisamente sento il rumore di una bottiglia stappata, ma centupplicato all’infinito; è un rumore assordante che non ho mai sentito ma che comincia a mettermi in allarme quando vedo una parte della terra, vicino alla casa, che è sparita. Mi avvicino leggermente solo per poi rendermi conto che da quel buco stanno uscendo degli esseri demoniaci.

“Cazzo – penso – ecco il buco per l’inferno”

<<Non fare rumore…>> mi dice una voce alle spalle, facendomi spaventare e mettere una mano davanti alla bocca per non urlare. Mi volto per fronteggiarlo e subito scorgo nelle tenebre il volto del demone che è venuto al bar oggi.

<<TU!>> gli dico alzando il tono della voce senza però esagerare.

<<Non volevo spaventarti, ma ho sentito una forte scossa infernale provenire da questa zona e dovevo dirigermi a controllare>>

Ma che diamine sta dicendo?

<<E’ assurdo che stiano uscendo tutti in questo modo – dice facendomi spostare in un punto più riparato – quest’aumento dell’attività infernale sulla terra è anomalo persino per me…>>
<<Cosa stai dicendo?>>

<<Troppi demoni sulla terra e tu sei da sola…>>

<<E quindi? E comunque l’attività infernale è sempre nella norma…>> gli dico riflettendo sul fatto che gli avvenimenti sono sempre gli stessi fin da quando ne ho memoria.

<<No, Amanda. E’ aumentata, ma tu non te ne sei accorta per il semplice motivo che vengono camuffati…>>

<<Non è vero e tu comunque sei un demone, non dovrei stare con te a parlare, ma ucciderti>> gli dico carezzando il pugnale benedetto che porto al fianco e che sembra quasi fare le fusa al mio tocco.

<<Non potresti mai uccidermi e non ti converrebbe!>> dice con un ghigno alquanto divertito

<<Scusa?>>

<<Lascia che mi presenti allora. Io sono Helel, principe degli Inferi, figlio di Lucifero e di Serah.>>

<<Oddio! Sei il figlio di Lucifero, sei un demone potente!!>> esclamo alquanto spaventata e ricordandomi per un instante che il nome della madre ha un qualcosa di vagamente familiare.

<<Stai tranquilla, Amanda. Il mio compito non è ucciderti, ma annientare quelle bestie infernali che camminano tra i vivi.>> dice e dal tono della sua voce capisco che è adirato per non so quale motivo.

Improvvisamente veniamo riscossi dal rumore di terra battuta e capiamo che quegli esseri hanno finito di uscire dalla terra. Non sono molti, forse una quindicina eppure sono troppi per me sola. Li devo ammazzare se non voglio che scatenino il terrore fra la popolazione.

Estraggo il pugnale benedetto e lo bacio sul manico, una sorta di ulteriore benedizione che mi aiuti a liberarmi di loro.

Mi volto verso Helel e lo vedo estrarre un’arma bianca, molto simile alla mia.

<<Dopo di te…>> dice invitando ad azzuffarmi con i demoni e niente, non c’è invito migliore per me. Mi lancio verso di loro subito seguita dal principe.

Il primo demone che mi si para davanti è grosso, brutto e puzza anche. Mi sorride mostrandomi una colonia di denti marci da cui fuoriesce un alito pestilenziale. Cerca di tirarmi un colpo, ma io sono più agile di lui perciò mi abbasso per poi colpirlo con un calcio basso all’addome.

Mi rialzo per vederlo barcollare indietro e sembra quasi che il mio calcio non lo abbia scalfito.

<<Colpiscili e basta, ci penserà Lucifero quando torneranno indietro!>> mi urla Helel e così obbedisco.

Appena ho vantaggio su di lui lo colpisco al cuore con il pugnale ed eccolo sparire davanti ai miei occhi.

Penso alle parole del principe, chiedendomi a cosa si riferisse ma non posso perdermi in pensieri come questo perché il demone successivo mi si para davanti cercando di colpirmi al braccio. Questo probabilmente è anche più stupido del primo e anoressico perciò mi basta tirargli un pugno in faccia per farlo cadere. Lo pugnalo e così ne ho fatti fuori due.

Il mio improvvisato compagno di caccia è abile e agile e davvero sexy, Glory aveva ragione. Si muove flessuoso tra i demoni che lo circondano e li abbatte senza scomporsi.

Improvvisamente vengo afferrata da dietro da una di quelle bestie. Mi divincolo cercando un modo per scappare ma la sua presa è ferrea. La nonna mi ucciderebbe per un errore come questo.

Tiro avanti la testa e poi la riporto violentemente indietro colpendo sul naso l’essere che subito mi lascia andare urlando di dolore. Mi volto per pugnalarlo ma altri due demoni mi circondano e mi guardano storto.

<<Allora tu sei la nuova puttana del principe eh?>> chiede uno deridendoci.

<<Io non sono la puttana di nessuno>> urlo infervorata sentendomi apostrofare in questo modo.

Ridono, persino quello con il naso rotto ride da sotto la mano che si tiene il viso.

Stavolta mi hanno fatto infuriare davvero, mi volto verso il più vicino sulla mia destra che si mette in posizione quasi a volermi placcare, ma io scivolo sull’erba in modo da finire dietro di lui e pugnarlo all’istante.

Un sorriso affiora sul mio volto, questa scarica di adrenalina è rinvigorente. Corro verso naso rotto e con un calcio lo faccio finire a terra.

<<Lucifero ti darà una bella punizione>> gli dico mentre affondo il pugnale nel suo stomaco. Lo sguardo che mi rivolge non è più ilare, ma terrorizzato alla sola idea del suo Signore incazzato come una iena.

<<Io e te stupidone!>> gli dico e lo so, non dovrei farli arrabbiare però mi diverto un sacco.

Ci fissiamo girando in tondo e senza mai distogliere lo sguardo. Fingo di avvicinarmi ma lui intuisce il mio bluff. Questo sarà un’osso duro da battere. Ci scagliamo l’una contro l’altro e all’improvviso estrae dalla tasca un pugnale nero come la pece, così diverso dal mio.

<<Ti piace il mio pugnale maledetto?>>

Prova a colpirmi, ma io paro. Cerco di colpirlo io ma lui schiva. Continuiamo così per diverso tempo e intanto comincio a stancarmi e capisco che è a questo che lui sta parando. Nemmeno una novellina sbaglierebbe come me questa sera.

Gli giro intorno e appena vedo un buco dove colpire sferro l’attacco ma mentre lo pugnalo lui colpisce me alla spalla.

Il dolore che provo è indicibile. Mi tengo la spalla e appena provo a guardare scorgo un’infinità di sangue che mi cola lungo il braccio.

<<Dannazione>> dice Helel avvinandosi.

<<Non è nulla!>> gli dico fingendo che in realtà sia solo un graffio.

<<Tu non capisci – mi dice – quella è una ferita da arma maledetta>>

<<Tu non capisci, io non sono un angelo, non può farmi nulla…>> ribatto cominciando a sentire le forze scemare. Mi fermo di colpo, non vedo più nulla, oh cavolo, mi sento svenire.

<<Credo di…>> inizio a dire e poi il nero.

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