Everest: La morte assurda dello sherpa in un crepaccio

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EverestLa morte di Damai Sarki Sherpa a campo 2 dell’Everest è stata davvero assurda. Era difficile credere che una guida così esperta avesse commesso in condizioni normali l’imprudenza di avvicinarsi a un crepaccio nei pressi di un campo e non su un tratto di ghiacciaio impegnativo. Purtroppo Damai Sarki (foto) è stato vittima di un’imprudenza altrui. Era riuscito a far salire sull’elicottero arrivato a c2 il cliente che doveva essere evacuato, ma purtroppo girando intorno alla macchina per avvicinare il portellone non aveva potuto vedere che il pattino sinistro (proprio quello dalla parte del portellone stesso), era appoggiato sopra uno stretto crepaccio (foto). Così, rinculando per allontanarsi, ci è finito dentro.

I soccorsi sono stati immediati. In pochi minuti è sopraggiunto un altro elicottero, pilotato da Maurizio Folini con a bordo il suo assistente Lakpa Sherpa. Come si vede dalle immagini, numerosi scalatori e sherpa erano accorsi dal campo, ma non riuscivano a organizzarsi perché il crepaccio era molto profondo. Alla fine hanno preso in mano la situazione i fratelli Benegas, espertissime guide statunitensi di origini argentine, e lo stesso Folini. Così nel crepaccio è sceso Willie Benegas, reduce dalla salita del Lhotse. E’ stato bravo e forte, ma ha dovuto farsi calare per 50 metri e poi traversare per altri 6 per raggiungere infine lo sfortunato sherpa, che era cosciente e non sanguinava molto. Però sul fondo del crepaccio c’era acqua di fusione e quindi accusava anche ipotermia, oltre a traumi interni. Quando infine Damai Sarki è stato portato fuori dal crepaccio, Folini con un rischioso volo ormai quasi notturno è riuscito a calarlo in hovering (volo stazionario) direttamente vicino all’ospedale per guadagnare tempo, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare.


In questa foto d’archivio di Maurizio Folini (primo a sinistra) i due fratelli Benegas. A destra Lakpa Sherpa

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